Aquarium

Forse è questa la cosa più vicina al perdono cui si possa arrivare. Non il passato cancellato, nulla di rimosso, ma una certa disponibilità nel presente, un’accettazione e un abbraccio, un placarsi.

vann-aquariumNegli ultimi tempi ho trascurato un po’ le recensioni, ma ho letto diversi libri di cui vorrei riuscire a parlare e oggi, in particolare, vorrei spendere qualche parola per suggerire il romanzo di un autore americano, David Vann, pubblicato l’autunno scorso da La nave di Teseo. Perché è una storia difficile e bella, poetica, e credo meriti almeno una segnalazione.

Aquarium parla di una bambina, Caitlin: dodici anni, figlia di una madre single e lavoratrice, ha una passione smisurata per i pesci – in quel modo tenero e serissimo che hanno di appassionarsi i bambini – e un amore segreto e ricambiato per la sua compagna di classe indiana, Shalini. Tutti i giorni, dopo la scuola, mentre aspetta che la madre finisca di lavorare, va all’acquario cittadino e passa ore intere a osservare e studiare i pesci, trasformandoli – come la narrazione stessa – in metafore e squarci della vita. È proprio in uno di quei pomeriggi solitari che conosce l’uomo che le rivoluzionerà la vita: un vecchio che la avvicina con tenerezza, si interessa a lei e alle sue visioni, la accompagna in quelle fantasticherie poetiche ed è, all’insaputa di Caitlin, un tassello doloroso del passato di sua madre. L’uomo che, quando era ragazzina, l’ha abbandonata con una madre morente sparendo nel nulla. Ed è straziante, e durissimo, il modo in cui Vann descrive – pur restandone all’esterno – la reazione di questa donna alla ricomparsa del padre; così com’è straziante l’incapacità di Caitlin di comprendere, e anche il rimorso del nonno, che è sinceramente disposto a tutto pur di rientrare nella vita della figlia e della nipote.Continua a leggere…

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Segnalazione | Orient

OrientLa segnalazione di oggi è dovuta essenzialmente al senso di colpa: ho lasciato il romanzo in libreria, nonostante la curiosità di leggerlo e il fatto che sta nella mia lista da almeno un paio d’anni. Orient di Christopher Bollen è un thriller letterario che nel 2016 è stato finalista alla ventottesima edizione dei Lambda Awards, nella categoria Gay Mystery. Il che d’accordo, basterebbe di per sé a intrigarmi, perché sono sempre curiosissima dei mystery – in tutte le loro varie declinazioni – che combinano buona letteratura e tematiche LGBT, ma ho anche letto un’intervista molto interessante all’autore, qualche tempo fa, in cui parlava dei suoi rimpianti riguardo al suo precedente romanzo e di come, in questo, avesse voluto scrivere di un “personaggio gay in cui potesse credere”. E insomma, quando ho visto che la Bollati Boringhieri l’avrebbe portato in Italia ero così felice che l’ho aggiunto immediatamente alle pubblicazioni attese per questo nuovo anno.

E dato che appunto, oggi ho rinunciato a malincuore a comprarlo – essenzialmente perché ho già una ventina di cartacei da smaltire, a casa, e avevo appena ceduto a un altro colpo di fulmine più istintivo nella stessa libreria (e ai colpi di fulmine non si comanda) – mi rifaccio segnalandolo a voi.^^

Presentazione dell’editore

Orient, sulla punta del North Fork di Long Island, affacciata sul braccio di mare che separa l’isola dal Connecticut. Meno famosa del South Fork, quella degli Hamptons, con relativi magnati dello show business newyorchese, attori e scrittori famosi. In questo paradiso marittimo dei falchi di mare, dei pescatori e delle fioriture selvagge, abitato dalle stesse famiglie da molte generazioni, arriva un giorno da New York Mills, un «drifter», un vagabondo, ex tossicodipendente, ex bambino abbandonato, passato da un affido all’altro. Ospite, in cambio di lavoro, di un signore che possiede una bella casa di famiglia da sgombrare e ristrutturare dopo la morte della madre, Mills viene accolto da subito con molta diffidenza nella comunità locale, tanto più che, dopo il suo arrivo, uno per volta, si cominciano a rinvenire numerosi corpi senza vita. Episodi di violenza mai visti prima nella tranquilla cittadina. Mills, con l’aiuto di Beth, ex artista e moglie in crisi di artista famoso, tornata a Orient dopo anni trascorsi a New York, decide di indagare su una pista parallela a quella della polizia, determinato a capire chi e che cosa c’è dietro il mistero, in una corsa contro il tempo prima che la piccola cittadina finisca per distruggerlo.

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Di libri&auguri&buoni propositi^^

AziR5yFCcAAD8-DÈ tutta la giornata che cerco di scrivere questo post inaugurale – per il nuovo anno, per un nuovo corso, per qualunque cosa abbia bisogno di prendere un nuovo inizio – e continuo a dibattermi tra liste e consigli non richiesti; tra sogni e aspettative ed entusiasmi. Avrei voluto fare un bilancio per l’anno passato, ieri, ma alla fine ho mancato all’impegno e almeno oggi, quindi, voglio sforzarmi di mettere in ordine  le idee per tirare fuori un piccolo quadro di partenza. Qualcosa a cui tornare più avanti per controllare il percorso, magari; smentirlo, anche, rivoluzionarlo del tutto.

Il punto, come al solito, è che ho troppe aspettative e non so come farle stare tutte in un solo discorso. Ci provo con un elenco puntato, di nuovo: cinque propositi/sproloqui per il prossimo futuro.

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Segnalazione | Nel dirsi addio

Nel dirsi addioRubrica segnalazioni: proprio questa mattina sono incappata in Nel dirsi addio, l’ultimo romanzo di Marcello Fois pubblicato qualche mese fa da Einaudi. Dalla quarta di copertina sembra avere tutte le carte in regola per essere il tipo di storia che adoro: un noir d’ambientazione italiana – Bolzano – un ragazzino scomparso; un commissario che, oltre al caso in questione, deve occuparsi di vicende personali e intime come il coming-out verso il padre e il rapporto con il proprio compagno. E una scrittura che, a giudicare dall’estratto (che ho divorato) promette di essere limpida e precisa e al tempo stesso emozionante e lirica. Insomma. Se vi piacciono i thriller e noir nostrani, e quindi probabilmente conoscete già anche Fois, dategli un’occhiata.^^

Presentazione dell’editore

Un bambino di undici anni sparisce nel nulla in una Bolzano diafana. Intorno a lui, scheggiato e vivo, il mondo degli adulti, in cui nessuno può dirsi innocente e forse nemmeno del tutto colpevole. Al commissario Sergio Striggio per inciampare nella verità sarà necessario scavare a fondo dentro se stesso, ed essere disposto a una distrazione ininterrotta. A vivere appieno i sentimenti che prova, per una donna e soprattutto per un uomo. A stilare un elenco di cose bellissime. Ad accompagnare un padre ingombrante nel suo ultimo viaggio e a ripensarsi bambino. Perché solo imparando a cambiare punto di vista è possibile chiudere i cerchi e non farsi ingannare da un gioco di specchi.

Quando s’imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall’auto dei genitori in un’area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele – un bambino «speciale», dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione – è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l’umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire più facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un’indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Cosí gli altri intorno a lui. Perché il nuovo romanzo di Marcello Fois è un noir al calor bianco, tesissimo ma continuamente franto, interrotto dalla vita e dai pensieri di chi la sta vivendo, incentrato sui sentimenti e sulla capacità di riconoscerne la voce piú autentica. Fois scolpisce una galleria di personaggi tridimensionali e vivi: gli abitanti della sua storia si scoprono deboli e spesso bugiardi, capaci di rancore ma al contempo in grado di perdonare e di piangere le loro manchevolezze. Genitori, figli, fratelli, colleghi e amanti: tutti partecipi di un mistero che sta ben attento a nascondere la propria soluzione fino alle battute conclusive, quando Fois cala finalmente gli assi e rivela ancora una volta la sua grande tempra di narratore universale.

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Segnalazione | Tutto questo ti darò

Tutto questo ti daròUn paio d’anni fa, quando andavo in cerca di thriller scritti da donne, mi sono imbattuta in un’autrice spagnola piuttosto mainstream, Dolores Redondo, che negli ultimi anni ha messo sulla scena letteraria spagnola una trilogia ambientata nei Paesi Baschi, la “Trilogia del Batzán”. Non è questo il momento adatto di parlare dei pregi e dei difetti di quella saga, di cui conservo un ricordo un po’ ambiguo, ma dato che la Dea Planeta ha appena pubblicato il suo ultimo thriller – che invece mi sembra decisamente pertinente^^ – ci terrei a dire che ero rimasta  comunque favorevolmente colpita dall’ambientazione basca e dall’atmosfera molto suggestiva che Redondo aveva saputo tessere intorno ai crimini che costituivano l’ossatura della sua prima serie.

Il suo ultimo romanzo – Tutto questo ti darò, uscito l’anno scorso in Spagna e proprio ieri in Italia – abbandona i territori baschi per spostarsi in un’altra regione spagnola magica e suggestiva, la Galizia, e ha una premessa che mi ha intrigato da subito, soprattutto per via del protagonista: uno scrittore (di nuovo^^) gay che, in seguito alla morte improvvisa e violenta del marito, si ritrova coinvolto in una situazione torbida e complessa, su cui deve far luce a costo di abbandonare alcune comode certezze sulla propria vita e su quella della persona con cui aveva scelto di dividerla.

Tutto questo ti darò in Spagna è diventato un successo editoriale, riscuotendo l’approvazione sia del pubblico che della critica, che gli ha assegnato il prestigioso premio Planeta. Io sono curiosa di leggerlo fin da quando è uscito l’anno scorso, e la sua traduzione in italiano mi ha fornito un’ottima scusa.^^

Se a qualcuno piacciono i thriller ed è interessato a leggerne uno incentrato su un protagonista gay che però – immagino – non fa riferimento alla letteratura LGBT, “sdganandone” in un certo senso la tematica (per quanto la cosa possa essere positiva o negativa), consiglio sicuramente di dargli un’occhiata.^^

Sotto il cut, presentazione dell’editore, dati tecnici, e – edit del 28/12^^ – una mia opinione stringatissima a fine lettura (alla fine, purtroppo, il romanzo non mi è piaciuto quanto speravo, soprattutto per il trattamento della tematica gay).

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Segnalazione | Less

greer-lessNuova segnalazione di un libro non ancora letto ma in corso di lettura, disponibile proprio da ieri sul mercato italiano grazie al lavoro bellissimo che sta facendo La nave di Teseo.

Less di Andrew Sean Greer è uno di quei romanzi la cui semplice esistenza mi rende felice: un titolo importante, di portata letteraria internazionale, di un autore già affermato, in cui l’omosessualità del protagonista è – come nella realtà, di solito – non un dato irrilevante ma semplicemente un tratto fondamentale della sua personalità, così come l’essere scrittore o quasi-cinquantenne.

In un’interessante intervista che ho letto qualche giorno fa, Greer parla di quanto sia stato importante, per lui, fin da subito, la ricerca di un romanzo che potesse avvicinare il mondo LGBT anche a una platea statisticamente composta soprattutto di persone eterosessuali, e sottolinea che – secondo lui non a caso – i libri che più hanno fatto passi avanti in questo senso sono stati scritti in realtà da autori etero che, proprio in virtù della distanza inevitabile dalla comunità e dalle esperienze di cui trattano, hanno saputo trovare un appiglio comune e universale in cui tutti i lettori possono riconoscersi trasversalmente.

Ora, l’argomento è complesso e io, personalmente, credo di collocarmi a un polo quasi opposto: tendo a diffidare istintivamente delle intenzioni di rappresentare realtà del tutto slegate dal proprio vissuto, non ultimo perché la storia dei grandi successi non è assolutamente esente da critiche e contribuisce spesso a diffondere delle rappresentazioni sfalsate (oltre che terribilmente drammatiche). Nonostante questo – e nonostante l’impossibilità di raccontare storie rappresentative di un’intera categoria, per sua stessa natura variabile e contraddittoria – mi emoziono sempre tantissimo quando vedo la misura in cui il mondo e la letteratura LGBT si sta diversificando, e quando mi imbatto in autori che, senza dissimulare il loro orientamento, riescono a scrivere romanzi come questo e a proporli a un pubblico sempre più vasto e sempre meno settoriale.

Il romanzo, come dicevo, è in lettura, quindi una recensione vera e propria andrà rimandata di qualche tempo. Ma ho letto il primo capitolo e l’ho trovato bellissimo: divertente e al tempo stesso amaro, auto-ironico, complesso, con una scrittura bellissima (scorrevole ma anche densa e personale, grazie a una voce narrante che dimostra da subito di avere un peso particolare e una posizione insolita nell’economia della storia) e dei personaggi imperfetti ma proprio per questo umani e adorabili. Il protagonista è, come accennato, uno scrittore alla soglia dei cinquant’anni che non ha mai avuto successo in nessun ambito della vita: né in quello professionale – nessuno dei suoi romanzi ha mai sfondato e, al momento, la sua carriera letteraria sta subendo un’arrestata particolarmente deprimente – né in quello sentimentale, considerando che l’uomo che è stato suo amante per nove anni e con cui non ha mai voluto impegnarsi sta per sposare un altro e l’ha pure invitato al matrimonio. Per sfuggire a questa situazione imbarazzante – e avere una scusa per non presentarsi alle nozze – il protagonista decide d’impulso di accettare gli inviti a tutti gli eventi che fino a quel momento aveva pensato di disertare e si trova a progettare un tour complicato che lo porterà a trascorrere i mesi successivi in giro per il mondo.

Con un’articolazione narrativa che si preannuncia fin da subito piuttosto elaborata e una voce molto accattivante, Less – che poi sarebbe il cognome del protagonista, ma anche, immagino significativamente, l’avverbio meno – è sicuramente un romanzo che consiglio (anche se a scatola chiusa) a chi è interessato alla letteratura LGBT in senso lato e cerca storie a tutto tondo. E magari, ecco, anche a chi ha particolare simpatia per gli scrittori gay che non sanno bene cosa fare della loro vita, e nutrono da sempre un’attrazione particolare per gli uomini maturi ma finiscono non si sa come per portare avanti per nove anni una storia di sesso con il figliastro poco più che ventenne della loro nemesi e insomma. Arrivano ai cinquanta scoprendosi un po’ incasinati. (E a questo punto potrei anche dire direttamente: Sabry, leggi. *rolls*)

Sotto, come sempre, la presentazione della quarta di copertina e i vari dati tecnici.^^

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Una vita come tante – Recensione

Una vita come tanteSono partita con l’intenzione di scrivere una semplice segnalazione, perché Sellerio ha messo in offerta questo romanzo monumentale (insieme a tanti altri titoli) per tutto il mese di ottobre e, anche se non ho tempo di rileggerlo per fare la recensione che meriterebbe e che mi riprometto di scrivere da quando l’ho finito l’estate scorsa, mi sembrava brutto passare la cosa sotto silenzio. Ho pensato, anche solo due parole sono meglio di niente e potrebbero incuriosire qualcuno, magari, e permettergli di approfittare dello sconto. Chiaramente, però, trattandosi di me (e di un romanzo che consiglio a mezzo mondo da più di un anno), le due parole sono diventate qualcosa di più…

Una vita come tante di Hanya Yanagihara è, a mio avviso, un romanzo imprescindibile per chiunque sia interessato alla letteratura contemporanea a tematica LGBT. È stato pubblicato nel 2015 ed è diventato una specie di caso editoriale: uno di quei romanzi che difficilmente lasciano indifferenti. Tantissima gente l’ha amato alla follia, diversi l’hanno odiato (e ho letto delle critiche molto interessanti in proposito soprattutto da parte del mondo LGBT) e altrettante persone nutrono nei suoi confronti sentimenti contrastanti (e viscerali) di amore (tantissimo) e odio (un poco).

Io sono tra queste ultime, senza dubbio: credo sia il romanzo che più mi ha fatto infuriare e che tuttavia sento di consigliare lo stesso, perché anche quella furia è un’esperienza notevole.^^ Non è perfetto, assolutamente – credo che tra i romanzi che ho amato sia quello per cui avrei più critiche – ma, nonostante questo, continuo a insistere perché merita davvero di essere letto. Tantissimo.

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Segnalazione | Congo Square

51TCQ5-U6aL._SX381_BO1,204,203,200_È forse un po’ assurdo iniziare questa rubrica con la segnalazione di un testo che – probabilmente – con l’omosessualità ha poco a che fare, ma è da quando ho visto che Plyaground ha tradotto questo saggio di James Baldwin che ci penso, e mi ha fatto ricordare che ho una marea di lavori suoi in lista (tra cui il saggio da cui è tratto Congo Square, The Devil Finds Works, che mi sono decisa a leggere proprio per questo), e insomma. Baldwin è una figura che merita a prescindere e in questo saggio ricostruisce il proprio percorso artistico, biografico e anche politico: di incontro con se stesso e con il proprio popolo, di scollamento e ribaltamento, quasi, per certi versi, dei paradigmi dominanti nelle manifestazioni culturali dei bianchi, di rivendicazione continua del diverso e dell’emarginato. Ed è una lettura bellissima, a quanto sto vedendo, che vale la pena a prescindere, soprattutto di questi tempi, quando stiamo facendo i conti con la pervasività del razzismo e con una sempre maggiore attenzione al tema della rappresentanza, e di ciò che possono dire e fare le rappresentazioni dominanti, senza neanche quasi accorgersene.

Quindi ecco. Anche se non direttamente incentrato sul tema dell’omosessualità, per la potenza dello sguardo di Baldwin e la sua importanza personale nel campo della letteratura omosessuale (afro)americana, Congo Square merita assolutamente un posto in qualunque biblioteca, e in particolare in quelle interessate a tematiche LGBTQ.

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